Il pogo dei neuroni

   

 

SouthBret

Blog che leggo
Arkangel
Blog-beque
Causa Crisi
Chinaski
Dotcoma
Duke66
EmmeBi
Fleur
Giavasan
Heidi666
I.E.E.E.
Livefast Sviluppina
Lucyblog
Macchianera
Magenta e Woland
Mav
Micce
Morticiachair
Non è niente
Pensieridicarta
PickupThePieces
Precipitandosivola
Puntididomanda
TrentaMarlboro
Tripudiatore
www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from bret74. Make your own badge here.
Google
Web bret.splinder.com
The WeatherPixie

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

("Non c'era alcun dubbio in proposito" La Coinquilina)


sabato, luglio 28, 2007
 

VERDENA - MARCON FESTIVAL

I Verdena non sono più da tempo quelli di Valvonauta (canzone che ho consumato a forza di ascolti), hanno avuto un'evoluzione continua che li ha resi sicuramente una delle band più interessanti e ricche di spunti nel panorama rock italiano dell'ultimo decennio, grazie anche al supporto di collaboratori sempre ben scelti. E pur ascoltandoli solo a spizzichi e bocconi non vedevo l'ora di poterli conoscere live; non tradiranno le aspettative.
La performance è di livello assoluto, un muro del suono equalizzato benissimo ed amalgamato in modo perfetto, volumi altissimi ma necessari e una batteria incessante degna di una tradizione grunge lontana ma il cui imprinting non è affatto svanito. Alberto Ferrari si dimostra animale da palco privo di eccessi fastidiosi, un interprete sicuro e mai banale. Luca Ferrari meraviglia per come riesca a martellare senza il minimo calo di tensione. Roberta Sammarelli si integra perfettamente in uno schema collaudato.
Si snoda così un live di più di un'ora e mezza in cui rieccheggiano richiami alla quintessenza del rock, dai Nine Inch Nails ai Rolling Stones, dai Sonic Youth alla psichedelia. Insomma roba che in giro non si trova facilmente né in Italia né all'estero. Niente bis purtroppo, magari il pubblico avrebbe gradito, ma la soddisfazione generale è palpabile, tutti ebbri di sano e rigoglioso rock'n'roll.
Non potevo trovare modo migliore per iniziare le ferie.

Sul mio Flickr ci sono anche un paio di foto.




lunedì, luglio 02, 2007
 

PLACEBO - BRESCIA

Non sono mai stato un loro fan accanito, anche se li ho sempre ascoltati con interesse e rispetto per quanto saltuariamente. Mi ero scaricato Meds la sera prima giusto per non arrivare completamente impreparato, un bell'album, un'ottima premessa per un serata che invece correrà ai confini del disastro. Mi accompagna un'autoctona con vasta esperienza di ascolti live, alla fine condivideremo in ogni virgola il giudizio sul concerto.
La location è suggestiva, anche se la piazza è piccolina e gli edifici tutt'attorno lasciano immaginare che l'acustica non sarà un granchè. Gruppo di supporto un po' insipido e monotono, non chiedetemi il nome.
Alle 21.35 Brian Molko e soci appaiono, in quasi perfetto orario, tripudio dei tanti fans presenti. Il suono è da subito pessimo, batteria troppo alta, voce ok, chitarre e basso non pervenuti. Fino a oltre metà concerto i nostri timpani andranno alla disperata ricerca di una traccia di distorsione, ma niente. Comprensibile che il volume non fosse al massimo, peccato che in mezzo alle canzoni riuscivi a distinguere meglio la voce del vicino che quella di Molko. Interpretazione sufficiente ma non esaltante, anche se la voce regge molto bene, ma è difficile dare giudizi specifici senza un suono che rasenti la decenza. La scaletta riserva soprattutto pezzi dell'ultimo album, un paio di classici; poi alle 22.50 all'improvviso l'incoscienza: fermi tutti, saluti e baci dopo solo un'ora e un quarto. Tutti pensiamo che è la solita pantomima per poi scaricare Pure Morning nei bis, si aspetta una paio di minuti, ma quando vediamo che i roadies stanno smontando tutto sale l'incazzatura. Oggi si vocifera che abbiano finito prima per un problema alla mano di Molko, ma si stenta a crederci. Anche sui forum dei fanclub si evince un certo stupore, dato che la band è abbastanza celebre per la qualità delle performance live.
Di certo oggi mi scarico tutta la discografia col mulo, un piccolo risarcimento per i 34,50€ buttati nel cesso sabato.

Resti fra noi, ma comincio a credere di essere io a portar rogna visti i recenti accadimenti.




sabato, dicembre 02, 2006
 

AFTERHOURS - NEW AGE RONCADE

Si potrebbe scrivere del fatto che io e la exCoinquilina abbiamo rischiato di non entrare e ci siam persi le prime tre canzoni. Si potrebbe scrivere che abbiamo fatto tre quarti d'ora di fila al freddo e vestiti leggerini. Si potrebbe scrivere che il New Age era una bolgia come mai lo si era visto. Oppure si potrebbe scrivere che per quattro minuti ho sperato di fare delle foto decenti al palco da lontano. Ma quando Agnelli  & co. fanno uno show come quello di ieri sera c'è poco da dire, bisogna viverlo il concerto e andare adolescenzialmente in estasi.
Qui una recensione ignorante classica invece, che c'è gente che ha più pazienza di me oggi.




venerdì, dicembre 01, 2006
 

RED HOT CHILI PEPPERS - DATCHFORUM MILANO

Con cordiale ospitalità pubblico la "recensione ignorante" di Luke sulla data di ieri dei RHCP (che poi tanto ignorante non è data l'esperienza live sul palco e da spettatore). Questa sera invece me ne vado al New Age di Roncade a vedere gli Afterhours sperando che almeno loro siano in serata.

Giudizio critico: non vado più a sentire concerti di questa entità, più sono famosi e pagati più suonano di merda e non rispettano il pubblico che paga fior di quattrini per andare a vederli. Per il 20% dei pezzi divertenti ed energici ma per il 80% dei pezzi scandalosi.
Kiedis per un'ora totalmente statico e svogliato, aggrappato all'asta del microfono come per sorreggersi e non stramazzare al suolo. Solo l'ultima mezz'ora si è svegliato e ha saltato un po', forse intravvedeva la doccia!!! In "Sir Psyco Sexy" parte a cantare la strofa invece di cantare il ritornello...e si ferma.....e questo da un professionista è scandaloso! Concentrazione pari a zero assoluto.
Frusciante dice di non drogarsi da 10 anni, secondo me è una balla colossale (vedi "Under The Bridge" su tutte: ormai sono arrivato alla conclusione che non l'abbia scritta lui perchè non è mai capace di suonarla decentemente). Tiro e timing vero solo su "Funky Monks", "Warped" e pochissime altre. In genearale: indecoroso.
Un plauso comunque va alla sezione ritmica che è sempre rocciosa. Un Chad impressionante per potenza , timing, scioltezza e tiro . Era l'unico che suonava col sorriso, l'assolo con la maglia di Materazzi ha adrenalinizzato un po' il Datchforum. Ben supportato da Flea la cui pazzia pura si trasforma in ispirazione e concentrazione sul palco (anche se il suo suono era un po' impastato e a volte poco definito)
Adrenalina... è proprio la cosa che mancava e per un gruppo che fa un un rock così muscolare non scaricare sul pubblico vibrazione e energia è veramente deleterio.  Suonano in trio per cui anche il minimo calo è avvertito anche dagli ascoltatori meno skillati: risultato un andamento sinusoidale fatto di pochi momenti di esaltazione  e molti momenti di scazzo.
Altre due cose per concludere:
- pause lunghissime tra una canzone e l'altra (sembrava che non conoscessero la scaletta) e quindi pochissimo ritmo nel concerto. Noi con in The Nave facciamo pause più brevi!!!
- Nessuna volontà di stabilire un contatto col pubblico: hanno fatto il loro compitino (insufficiente) e sono andati via senza neanche salutare quasi.
- "Suck My Kiss" e "Give It Away" non sono state suonate (ma che ohhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)
- Hanno concluso con "They Are Red Hot" senza mai provarla secondo me, tanto che potevano anche cambiarla tranquillamente in "They WERE Red Hot"!!!!  Sarebbe stato un finale quanto meno autoironico.
- Il gruppo spalla? Spero solo non sia stato scelto dai Red Hot perchè Leone Di Lernia gli faceva una sega!
 
Non spendete i vostri soldi per i Red Hot, lo dico a malincuore.
 
Luke




lunedì, novembre 27, 2006
 

RICCARDO SINIGALLIA - ZION ROCK CLUB

Un solo aggettivo: prolisso.
Non sono certo in grado di poter fare una critica di stampo giornalistico nei confronti del lavoro artistico di Riccardo Sinigallia. Troppo complessi il suo carattere, il background musicale e la sua interiorità. E allora ne parlerò da un punto di vista estremamente personale: mi ha provocato un prolasso alla sacca scrotale.
I presupposti erano ottimi date le sue collaborazioni passate (i primi Tiromancino, Frankie Hi Nrg, Fabi, Gazzè) e questo aveva finalmente smosso anche i miei compagnucci del sabato sera più una presenza foresta; è curioso che ai concerti meritevoli ci vada da solo, mentre alle sole mi accompagni un fottìo di animaletti.
Set composto da Sinigallia al piano e chitarra acustica, suo fratello all'elettrica e al mandolino, batterista, bassista ex Tiromancino nonchè compagna di Sinigallia (credo) e chitarrista elettrico (forse anche regista dei video). L'apertura è una palla mostruosa al piano, pessima avvisaglia. Poi partono due o tre pezzi (anche se sembravano una quindicina) con la seguente struttura: Sinigallia fa una lunghissima introduzione al piano, Sinigallia concede al resto della band di suonare qualche nota (non più di 10 al minuto, che non c'allarghiamo), Sinigallia inizia a cantare delle nenie mortifere, Sinigallia concede con fare bonario anche agli altri membri di esprimersi un pochino, Sinigallia richiama tutti all'ordine e attacca un pippone mostruoso al piano. Mi guardo in giro e vedo qualcuno addirittura entusiasta, segno evidente di un'overdose di redbull e vodka. Quindi, deo gratias, il nostro va ad appollaiarsi su uno sgabello con la chitarra acustica, ma i miglioramenti sono tenui e causati principalmente da qualche generosa concessione agli altri quattro, che peraltro sarebbero bravissimi ma suonano nella band sbagliata. A metà tortura alcuni di noi sono fuori a farsi una sigaretta, cosa mai successa in decine e decine di concerti.
Quando rientriamo mi aspetto di vedere il pubblico steso a terra in stato letargico come in un'installazione della Biennale di Venezia. Invece sono tutti più o meno stoici ed intenti ad ascoltarlo mentre cerca di mettere assieme un discorso totalmente sconnesso che introduce "La descrizione di un attimo", che puntualmente riesce a rovinare. Qualcuno di savio gli urla "sei fatto come un caco", lui la prende come una battuta più che un invito a cercare delle scuse per il penoso spettacolo.
In conclusione è stata un'esperienza mistica, uno spingere i confini della propria tolleranza, un estraniarsi dalla usuale percezione del tempo dato che in un'ora di concerto mi sono fracassato i maroni come in una non-stop di dodici ore di canto gregoriano.




lunedì, novembre 20, 2006
 

LA VERSIONE DI BARNEY

Un libro davvero bellissimo quello di Mordecai Richler, l'autobiografia di un personaggio immaginario che pagina dopo pagina diventa reale. Ciò che colpisce in primo luogo è lo stile perfettamente calzante con la personalità di Barney Panofsky: il saltare di pal in frasca, le continue divagazioni, tanti particolari che si insinuano nella lettura per delineare perfettamente il protagonista. A questo si aggiungono alcune trovate letterarie, come la presenza delle note correttive a piè pagina fatte dal figlio del protagonista, che contribuiscono a rendere il tutto dannatamente reale. Ed è davvero difficile non immedesimarsi in Barney e distinguerlo da Richler, anche se l'autore ha sempre negato le analogie, tranne quelle più palesemente evidenti e superficiali (le origini ebree, l'ambientazione a Montreal, il lavoro per la televisione, ecc.). L'ironia tagliente e la vena politically incorrect sono delle costanti che non possono che ammaliare un cerbero come il sottoscritto e che a tratti mi hanno fatto ridere in modo irrefrenabile. Sicuramente lettori più dotti sapranno anche riconoscere le mille citazioni che purtroppo non sono pane per la mia ignoranza enciclopedica. Ed è infine un libro pieno di riflessioni non banali e spesso corrosive sulle persone, la vita, l'amore, l'amicizia.
Una chicca personale: l'inizio di un film molto recente e molto discusso che ho visto mentre leggevo Richler richiama la fine dell'ultima pagina di "La versione di Barney", forse una citazione da parte del regista data la stranezza dell'episodio descritto.




sabato, novembre 11, 2006
 

SIKITIKIS - ZION ROCK CLUB

C'ho provato a portarci qualcuno a sto concerto e invece niente, tutti che si son persi una gran cosa. E allora fanculo, mi avvio solingo a sentire un gruppo di cui ho sentito solo un paio di canzoni, configurazione già provata e spesso con risultati deludenti. Invece questa volta ne esco oltremodo soddisfatto.
Apre un gruppetto pseudopunk banale e scopiazzante, da assorbire con abbondanti dosi di Tennent's.
E poi arrivano i Sikitikis, che già ad avere un nome palindromo meriterebbero. Davanti ad un pubblico davvero esiguo (sembra ci fossero quei portatori di orchite dei Motel Connection da queste parti questa sera) e su un palco ridotto, si presentano: voce+effettistica varia, batteria, basso, tastiera, percussioni. Esatto, no guitar pugged in, ma non serve, che ti alzano il pavimento già con questa configurazione. Perchè a sentirli in quel paio di mp3 scaricati sembravano bravissimi ma piuttosto tranquilli e invece dal vivo ti mettono in piedi del sano rock'n'roll pieno di contaminazioni, supportato da un tecnica precisa, un'ottima presenza sul palco e una carica che tiene in movimento anche un blocco di marmo come me. Tutti a ballare, tutti a scherzare col cantante, tutti (tutti ... e 30) ebbri di sana musica.
L'unico rimpianto è che non sono riuscito a comprare il cd a prezzo scontato, ma domani toccherà andare al Jungle ad accattarselo, magari ci scappa anche Congregation degli Afghan Whigs su ispirazione di una certa persona.




venerdì, ottobre 27, 2006
 

COME UNA BESTIA FEROCE

Edward BunkerPer chi non lo sapesse Edward Bunker era il Mr. Blue di Le Iene, oltre che un ex criminale che ha passato un totale di 18 anni in prigione dove ha iniziato a scrivere. Di recensioni e analisi su questo libro ne trovate a pacchi su internet. Dal canto mio posso dire che il romanzo scorre via veloce, i dettagli sono coerenti e curati (il background di Bunker si fa sentire) e la storia è ben articolata. Forse è un po' essenziale rispetto alla mole di eventi materiali e psicologici che coinvolgono il protagonista, altri potranno apprezzare maggiormente la sinteticità di certe parti. Resta comunque un noir molto godibile, crudo e lineare, che rovescia le prospettive e non concede nulla all'autocompiacimento pur essendo chiari i riferimenti autobiografici, quantomeno nel messaggio. Consigliato a tutti e in particolare agli amanti di Tarantino, che sicuramente lo ha tra i suoi capisaldi.





domenica, ottobre 08, 2006
 

MARTA SUI TUBI - ZION CONEGLIANO - REPRISE

Tecnicamente ineccepibili, simpatici, bizzarri, ma sta volta mi son risultati un po' pesanti. Quindi teniamoci la recensione dell'anno scorso, che oggi mi sento buono.




mercoledì, luglio 26, 2006
 

3 FROM 1

Avrei qualche recensione ignorante in canna, ma sono spossato e svogliato quindi mi limito a buttar lì due parole.

Lunar Park: Un inizio ad uso e consumo soprattutto degli appassionati di Bret Easton Ellis, autobiografico e maledetto (l'autocompiacimento ci sta), una serie di chicche che ho divorato avidamente. Poi il libro subisce un'involuzione quando sviluppa i suoi temi principali, resta ben scritto e non poteva essere altrimenti, ma con un plot non sempre all'altezza. Le parentesi pseudohorror sono piuttosto fuori registro.

Supersize me: Sulla scia di Michael Moore, ben documentato ma senza eccesso di informazioni. Estremo nel suo genere visto che il regista/protagonista mette il suo fisico al servizio dell'inchiesta. Interessante.

Crash - Contatto fisico: Nel dvd che avevo arraffato in ufficio c'era scritto solo il titolo e pensavo di guardarmi Cronenberg, invece dopo un iniziale smarrimento mi sono gustato un film davvero completo, con richiami ad Altman, cast imponente e ben assortito. Consigliato.




lunedì, luglio 17, 2006
 

dEUS - FERRARA

Usciti indenni da un sabato sera a base di mojito protrattosi fino a notte fonda, l'accoppiata Bret-ex coinquilina se ne va a vedere i dEUS per la terza volta in un anno, un'overdose dopo tanto penare. Ad accompagnarci Pin e Tiziana, che pur con la flemma che gli è propria non si lasciano sfuggire l'occasione. Tutti sulla bretmobile per una serata che resterà impressa per l'atmosfera perfetta che la ammanterà. Arrivati a Ferrara si ripete il rituale della ex coinquilina che si trova a camminare a 30 cm da Tom Barman e che soffoca l'istinto di tirargli un palpone sul culo: la prossima volta la scaglio con forza tra le sue braccia. Piazza Castello non è enorme, ma offre una cornice eccezionale e questo sarà un ingrediente fondamentale, tant'è che i nostri dedicano Instant Street proprio a Ferrara e Barman non perde occasione per urlare il suo compiacimento per lo scenario e per il gran pubblico giunto ad osannarli (il fatto fosse gratis credo abbia aiutato). Lo show è pressochè perfetto per precisione e carica, solo qualche inghippo col basso, ma assolutamente perdonabile. Il pubblico si esalta e loro fanno altrettanto vedendo il pubblico, un circolo virtuoso che farà volare il tempo. Alla fine dispiace un po' aver passato troppo tempo a fotografare anzichè a saltare, ma la prima fila lo esigeva. La misura di quanto sia stato bello ce la danno i nostri amici, che pur conoscendo poco o nulla dei dEUS sembrano soddisfatti come mai mi sarei aspettato e noi ci rendiamo conto che delle tre date viste questa era quella a cui davvero non si poteva rinunciare. Ah, alcune delle poche foto che sono riuscito a salvare sono su Flickr.




giovedì, giugno 22, 2006
 

QUINTORIGO - VASCON

Sono andato a vederli sapendo che sono distanti anni luce dal mio gusto personale, non li avevo praticamente mai ascoltati con attenzione ed avevo il preciso intento di farmeli piacere. Non è stato difficile. Musica raffinata, imprevedibile e variegata, esecuzione impeccabile, tecnica sopraffina in particolare per la cantante, Luisa Cottifogli, che usa la voce come uno strumento dalla versatilità infinita, impressionante. Una commistione di generi che stupisce e lascia ammaliati anche chi, come me, non è appassionato di jazz e gradisce i suoni distorti. Non comprerò mai un loro disco, ma è solo una questione di pigrizia del mio orecchio.




mercoledì, giugno 21, 2006
 

L'AMANTE SENZA FISSA DIMORA

Fare una recensione, per quanto ignorante, di questo romanzo non è cosa semplice dato che chi me l'ha fatto leggere potrebbe essere lì fuori col fucile spianato e con montagne di cultura alle spalle che gli danno il sacrosanto diritto di premere il grilletto. Orsù, indossiamo la mutanda di ghisa e diamo fiato alle trombe.
Va detto da subito che non è un libercolo, Fruttero e Lucentini producono uno scritto interessante con varie chiavi di lettura. E' un giallo con una suspence un po' dilatata. Ma questa non è una linea maestra, piuttosto il pretesto per altro. Si dipana soprattutto un percorso spaziale e temporale attraverso la Venezia più variegata, fatta di turismo e tradizione, di angoli nascosti e piccole cose che solo chi la conosce a fondo può apprezzare. Il tutto arricchito da un gusto per la citazione dotta, a volte un po' snob e accademica, ma che è anche una sfida per uno zozzone come me. C'è inoltre un linguaggio che sembra volutamente non lineare, fatto di accelerazioni e rallentamenti, tedio per i pensieri dei protagonisti alternato a battute pronunciate dagli stessi che a volte mi hanno lasciato piacevolmente spiazzato. Insomma un romanzo che è una fucina di spunti e che va letto con puntiglio per cercare di coglierne le sfumature e le citazioni.
Il finale stupisce, lascia interdetti, ma poi si capisce che è assolutamente lineare con lo stile adottato dagli autori e anzi rafforza con continuità le varie chiavi di lettura.




sabato, giugno 17, 2006
 

OFFLAGA DISCO PAX - VASCON

Il valenti organizzatori della Festa della Musica di Vascon (TV) hanno un unico difetto. Delle volte riescono a mettere assieme in un'unica serata due concerti che fanno a pugni tra loro. Successe qualche hanno fa con l'accoppiata Lacuna Coil e Punkreas, quest'anno però si sono spinti un po' oltre. Ieri ad aprire il triste spettacolo di quell'insulto alla musica che è Mondomarcio (ebbene sì, fa pure delle date live) c'erano i miei amati Offlaga con il loro spettacolo carico di disincanto e ironia. La mia missione volta a diffondere il loro verbo ha fatto due nuove vittime, che hanno apprezzato vivamente. Peccato le foto sian venute 'na merda causa distanza siderale dal palco, ma sarà per un'altra volta, magari dopo aver letto un po' più approfonditamente il manuale della Coolpix. Citazione d'obbligo per Max Collini che ha lasciato il palco a Mondomarcio con la seguente frase: "E ora buon esame di terza media". Un idolo a bassa intensità.




lunedì, maggio 08, 2006
 

dEUS - NEW AGE

Non c'è molto da aggiungere rispetto a quanto scritto qui e quelle poche cose sono solo positive: il suono migliore rispetto alla data di Rimini, Mauro Pawlowski inserito alla perfezione questa volta. Credo che loro si siano divertiti, noi di più. E poi non lo si può descrivere un loro concerto, bisogna andarci.




venerdì, aprile 14, 2006
 

LE INVASIONI BARBARICHE

No, non quelle della Bignardi. Infatti mentre su LA7 si pippeggiava ancora di elezioni ho preferito disintossicarmi con il film di Denys Arcand. Memore dei miei errori passati (questa volta non mi cazzierai spero) mi son pure documentato, dal basso della mia ignoranza, scoprendo che questa pellicola è la continuazione di "Il declino dell'impero americano" del 1987, che ovviamente non ho visto. Ma nonostante i titoli lascino intendere una critica al nostro mondo e allo sconvolgimento della scala di valori che ha cambiato la società occidentale, sono le qualità più puramente cinematografiche che colpiscono. In effetti vedere un film di cui si condivide il messaggio non è per nulla sconvolgente e può risultare addirittura noioso. Tuttavia il taglio dato alla storia e i tanti piccoli particolari che la contornano caratterizzandola mi hanno tenuto piacevolmente incollato allo schermo. Personaggi caratterizzati ottimamente e inseriti con misura nella sceneggiatura, fotografia assolutamente calzante. Davvero bravo Arcand ad alternare ironia e sereno cinismo, senza autocompiacimenti. Si rimane con un sapore amorognolo in bocca, ma sopportabile perchè frutto di considerazioni che non si possono non condividere, una sorta di presa di coscenza della realtà, nel caso qualcuno se la fosse dimenticata seguendo i ritmi della società in cui viviamo.




lunedì, aprile 10, 2006
 

NON VOGLIO CHE CLARA - ZION ROCK CLUB

Recensione ignorante molto stringata. Sono andato a vederli principalmente perchè mi piaceva il nome, non avevo mai sentito una nota di una loro canzone, avevo letto qualche critica trovata su internet ed erano tutte entusiastiche. La faccio brevissima: mi son fatto due coglioni così! Sti ragazzi saranno anche bravi ed io probabilmente sono un animo insensibile e rozzo che non li comprende, ma il pop lento e raffinato con citazioni da cantautori maledetti non è esattamente nelle mie corde musicali. Insomma, Clara, dagliela per favore, chissà che serva a dar loro un po' di verve.




domenica, marzo 26, 2006
 

COME SIAMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO?

Mi ero ripromesso di non parlare più di politica fino alle elezioni, probabilmente non ce la farò a mantenere questo proposito. Tuttavia almeno per oggi non parlerò delle beghe giornaliere del teatrino multimediale-elettorale, oggi si parla di qualcosa di più alto, della libertà di parola. Sono di questi giorni le polemiche sul nuovo film di Moretti ed ho visto con un certo sconcerto l'intervista fattagli questa sera da Fazio. Come siano riusciti a star dentro alle regole della par condicio lo sanno solo loro, onore al merito al conduttore, ne è uscita una cosa anche interessante e molto ironica. Fa ribrezzo invece sapere che i giornalisti del TG2 non possano parlare di una pellicola di uno dei più grandi registi italiani (se una vittoria a Cannes conta ancora qualcosa), visto che il direttore Mauro Mazza ha deciso che non sarà argomento di servizi di un telegiornale pubblico.
Ma siccome io ci godo delle volte ad incazzarmi, mi sono pure guardato Viva Zapatero, verso cui nutrivo pure parecchi pregiudizi sia per via di una certa antipatia verso il modo di porsi di Sabina Guzzanti sia perchè m'ero fatto rinconglionire come tanti dalla campagna di stampa che era seguita all'interruzione di Raiot. Mi sono dovuto ricredere completamente, perchè il film/documentario è davvero ben fatto, assolutamente superiore ad esempio a quelli di Moore dal punto di vista tecnico. Ma soprattutto centra completamente il suo obiettivo, ossia la critica feroce ed appassionata ad un sistema che ha vietato la satira nella televisione pubblica e che ha creato un mondo dell'informazione in cui le querele hanno il potere di asservire subdolamente la maggior parte dei media. Questa tesi, si badi bene, non è portata avanti a forza di monologhi e imitazioni, al contrario è suffragata da interviste a giornalisti di primordine italiani ed esteri, ad autori satirici stranieri e agli stessi personaggi che hanno mosso le fila della censura. Viene data una visione generale del fenomeno che, per quanto inevitabilmente di parte, e questo nessuno lo nega, è lineare e provata.
Credo sia proprio questo a mancarci, sollevarci dal bailamme quotidiano e vedere le cose nel loro insieme, nella loro cronologia, solo così l'opinione consapevole può formarsi.
Io dò il mio microcontributo segnalando un film documentario su Berlusconi realizzato da Deaglio e Cremagnani. Lo si trova su Google Video a questo link. Ogni tanto certe cose vanno ricordate.




sabato, marzo 18, 2006
 

BAUSTELLE - NEW AGE

Alla fine si è andati a sentirli sti benedetti Baustelle, uno dei recenti fenomeni della nuova musica italiana. L'ascolto dei loro tre album portava già inevitabilmente ad un riflessione: bravi ma basta. Ed infatti anche dal vivo confermano questo giudizio, suono curato, testi non banali, tecnica ottima e buona presenza scenica. Ma dopo le prime cinque canzoni non ne puoi più, perchè la struttura dei pezzi è ripetitiva e la voce del cantante è caratteristica ma monocorde e a poco servono gli intermezzi in cui è la tastierista a cantare (tra l'altro ottima voce e pure gnocca secondo i miei canoni). Ti ripigli un po' verso metà performance, quando attaccano La guerra è finita che è un po' più carica, ma poi ripiombi nel tuo antro a sbadigliare. Di certo non è stata una serata buttata, ma ringrazio che abbiano fatto solo un'ora di concerto, altrimenti mi sarei gettato ad annegare la noia in qualche pinta di MacFarland. Per i lettori delle mie parti, suonano allo Zion di Conegliano il 27 maggio, sotto i 10 euro vale la pena.




domenica, febbraio 05, 2006
 

OFFLAGA DISCO PAX - NEW AGE

Dopo un ascolto quasi ossessivo di Socialismo Tascabile arriva il momento di godermi gli Offlaga live, accompagnato come al solito dalla prode exCoinquilina (percepisce un rimborso dall'INPS per questo servizio).
Ascoltiamo con altalenante interesse le due bands che li precedono. I Sostrato con il loro beat un po' acido sono godibili e propongono un suono diverso che attrae, tecnicamente bravi. I Jade sono un misto tra Muse e Placebo, anzi direi che si potrebbero indovinare ad occhi chiusi tutti i cd che hanno nelle loro camerette. Spettacolo da professionisti, musica ampiamente scopiazzata. Il cantante imita in modo irritante e perfetto Brian Molko.
Quindi arrivano gli Offlaga, attesa breve, niente divismi, scenografia minimale. La formazione è un 3+1, voce, moog/basso/effetti, chitarra, più l'inserimento saltuario di un ottimo batterista. Intravedo la maglietta dei dEUS indossata da Max Collini, faccio notare la cosa alla exCoinquilina, ci sciogliamo in adorazione ed elaboriamo per lui l'immagine del saggio venditore di dischi, l'opposto del clerk di Tono metallico standard.
Quando iniziano il locale si è riempito, non me l'aspettavo qui nel profondo nordest. La resa dal vivo è davvero ottima, suoni molto fedeli a quanto sentito su disco. Solo il basso è equalizzato maluccio, ma fortunatamente si sente molto bene la voce, fondamentale per apprezzare i loro pezzi. Anche la presenza scenica non è affatto male, con un Max Collini dal viso espressivo ma non teatrale e gli altri elementi che si limitano a suonare senza concedere null'altro. C'è anche qualche giocoso intermezzo con il lancio verso il pubblico di confezioni di biscotti Tatranky o gomme al cynnamon.
Dal vivo si apprezza ancor di più, grazie all'interpretazione, la qualità delle storie raccontate e passano definitivamente in secondo piano le nostalgie rosse che diventano piacevole contorno al racconto. I 5 quarti d'ora scorrono alla velocità giusta ed è una sorpresa vedere tanta gente che conosce i loro testi. Regalano anche un inaspettato bis.
In definitiva mantengono pienamente le aspettative che per quanto mi riguarda erano molto alte. Sei mesi in una risaia cambogiana per chi non li va a vedere.




lunedì, dicembre 05, 2005
 

MARTA SUI TUBI - ZION CONEGLIANO

Dopo averli sentiti nominare più volte senza aver mai ascoltato una nota, ho avuto l'occasione di vederli live, quasi per caso. Avevo letto qualche recensione su internet, ma ne usciva un'immagine piuttosto confusa, ne capirò il motivo con il procedere del concerto. Di certo qualche riferimento alla musica etnica del sud non mi allettava di certo (l'etnico mi fa cagare a prescindere).
C'è subito da dire che è gente che sa suonare e cantare, spaziano tra i generi con una facilità imbarazzante. Riescono ad avere costantemente un suono pieno nonostante la composizione sia chitarra acustica effettata, batteria e voce più qualche effetto elettronico qua e là. Forse è questo che li rende particolarmente interessanti, oltre alla continua contanimazione tra stili. Toccherà ascoltarsi bene anche i testi, che non sono apprezzabili dal vivo. Certe punte sperimentali possono sembrare un po' pesanti, ma vengono mitigate dal clima allegro che creano sul palco.
Insomma un concerto che mantiene sempre un bel tiro e che è godibile anche per chi non li conosce, un folle alternarsi di vocalizzi e rock. Raccontato così sembra una gran casino, ma riescono ad avere un loro stile tutto particolare che però è molto difficile definire.
Accattateveli




lunedì, novembre 28, 2005
 

dEUS - VELVET

Finalmente, dopo il tentativo fallito per un forfait all'ultimo momento all'Independent Day 2004, riesco a vedere i dEUS live accompagnato dalla ex-Coinquilina, dopo un'attesa di dieci anni.
Arrivati al Velvet dopo quattro ore di viaggio ci imbattiamo subito in Tom Barman che gioca a biliardo con il resto della band. Dev'essere già brillo visto che al secondo tiro riesce a spedire fuori dal tavolo la biglia battente. Però, visto che la maggior parte degli astanti ha un'adorazione per il gruppo, è bello vedere che non si atteggino prima dell'esibizione.
Ci posizioniamo in prima fila, di fianco alle casse purtroppo, questa sarà la nostra rovina. Aprono gli Amusement Parks On Fire che riascolterò volentieri: sonorità che ricordano i Foo Fighters meno pop, bravi a suonare, reggono il palco anche se peccano un po' di ripetitività nei pezzi.
Dopo un'attesa insolitamente breve arriva il momento tanto atteso. Grande carica fin da subito, gusto per l'interpretazione, dietro di noi è immediatamente pogo selvaggio. Alternano canzoni vecchie e nuove in una scaletta variegata che accontenta un po' tutti, anche se il confronto fra i pezzi vecchi e quelli dell'ultimo album è impietoso. E' sui classici che si sente davvero l'emozione salire ed è strano sentire tutto il pubblico che canta le canzoni di un gruppo belga di nicchia, manco fossimo a un concerto di Vasco.
Il nuovo line-up è di ottima qualità anche se la chitarra di Mauro Pawlowski sembra fuori registro ogni tanto, forse andrebbero curati maggiormente gli effetti e i volumi. Dal punto di vista vocale però si rivela un'ottima spalla per Barman e non fa rimpiangere eccessivamente Stef nell'interpretazione delle canzoni più vecchie. Il riarrangiamento live è davvero ben fatto e non era cosa facile data la varietà di suoni da sempre presente nei loro album. Peccato che ogni tanto il tastierista/violinista si dimentichi qualche pezzo, ma personalmente gli perdono tutto dato che è il secondo superstite della formazione originale.
L'unico vero problema è il livello del suono: alla console del mixer da metà concerto in poi vengono colti da follia pura e alzano tutto a volumi impossibili, il fischio che sento ancora all'orecchio sinistro lo testimonia. Purtroppo questa scelta insulsa leva qualità all'esibizione, in certi momenti la voce è completamente coperta.
Dopo due ore di altissimo livello resta la soddisfazione per aver coronato un piccolo sogno e per aver potuto apprezzare a quattro metri di distanza il fatto che Barman è davvero un'artista nel senso più vero del termine. Personalmente non sono mai stato così contento di farmi fracassare i timpani.
Ci avviamo storditi ma felici verso il lungo viaggio di ritorno, urlandoci cose che non capiamo; una sfacchinata ma ne è valsa la pena.
Le ultime parole di Barman sono state "See you next summer", speriamo non diano buca e che suonino in uno spazio aperto.




venerdì, novembre 25, 2005
 

21 GRAMMI

Innanzitutto se qualcuno fa un film su Che Guevara e non prende Benicio Del Toro come protagonista è un cretino, sono identici cazzo.
Attori eccezionali, però un'altra volta lo guardo in lingua originale, che sennò metà del merito va come sempre ai grandi doppiatori italiani. Naomi Watts oltre che brava è pure gnocca, ma tanto gnocca. Penn è un grande attore ormai e non c'è nulla da fare, basta dargli una parte da sfigato. Il montaggio tarantiniano ha fatto scuola (probabilmente Tarantino l'ha copiato da qualcun altro, mi perdonino i più eruditi in materia). Resta il fatto che non diventerà un cult movie. Non so focalizzarne il motivo ma mi è sembrato incompleto, non so esattamente dove. Forse incide il fatto che la ricostruzione degli eventi, che lo spettatore scopre poco a poco grazie al montaggio schizofrenico, non ti stupisce e la drammaticità degli eventi ti leva la gioia di averci capito qualcosa. Ultima cosa, avrei preferito un finale senza alcuna redenzione e invece tutti fanno la cosa giusta. Non vale.




mercoledì, giugno 29, 2005
 

IL VIAGGIO IN MEZZO ALLO SQUALLORE

Ieri sera, preda di cazzeggio selvaggio, visto che non c'era uno straccio di programma decente, mi sono imbattuto in un film drammatico per la TV du RaiDue, "Il viaggio" di Ettore Pasculli. Una roba di una tristezza vergognosa. Dialoghi che più idioti non si potebbe, inquadrature e regia che a confronto Vanzina sembra Hitchcock. La recitazione da parrocchia, anche se la protagonista, Ludmilla Radchenko, nel ruolo dell'attricetta che si fa il produttore per ottenere una parte sembrava piuttosto realistica; che la ex letterina abbia utilizzato il metodo Stanislawski.
La location valdostana sembrava un gigantesco spot promozionale, così come l'uso costante di videofonini.
E in mezzo a tutto questo bel quadretto non mancano tette e centimetri di pelle in quantità, manco fosse la pubblicità di una crema abbronzante o di un'acqua minerale.
Vengo poi a sapere, cercando con San Google, che tale opera immonda è ispirata a un film incompiuto di Fellini, il quale si sarà rivoltato sicuramente nella tomba, povera anima.
Scusate il facile moralismo, ma questo è davvero un servizio pubblico di merda. Alla fine mi sono rifugiato su RaiTre dov'è iniziato "Correva l'anno" con uno speciale sull'ultimo re d'Italia, un po' di datata cultura al posto della nuova monnezza firmata Cattaneo.




venerdì, maggio 27, 2005
 

DEFINITIVAMENTE FORSE

Gli Oasis live su MTV sono un evento strano. Questi teppistelli di Manchester sono riusciti a fare due tra i migliori dischi degli anni '90, poi il nulla, o meglio qualche buona canzone ma niente rispetto ai primi due album. E allora si prova ad ascoltarli ora cercando di capire cosa sia successo dopo "(What's the story) Morning glory?"
Emergono due cose, che non fanno che confermare ciò che è noto da tempo:
1 - Liam Gallagher è un idiota e non sa cantare manco a pedate negli zebedei.
2 - Gli Oasis sono Noel Gallagher, punto.
E pure Noel ha perso un po' di smalto, pur restando un grandissimo songwriter e, secondo me, un discreto interprete. Forse la loro unica salvezza potrebbe essere abbassarsi un filo, cacciare a calci Liam e far cantare Noel, di cui peraltro si ricorda una memorabile Wanderwall al Reading solo voce e chitarra acustica. Eh sì, perchè a fare i coglioni spocchiosi senza beccare una nota come il fratellino minore dei Gallagher son capaci in tanti. Chiudiamolo in casa a farsi fare le cosacce da Patsy Kensit (stanno ancora insieme? Quanto lo odio) e voltiamo pagina. E poi c'è modo e modo per stonare: ora ad esempio sto ascoltando un live dei Pixies e sono stonature di tutt'altro calibro, eccheccazzo.




venerdì, maggio 06, 2005
 

SUBSONICA - PALASPORT DI PORDENONE

Concerto di apertura del tour dopo la pubblicazione di Terrestre. Arrivo giusto in tempo per l'inizio della prima canzone, sono sistemato in posizione altissima ma non malvagia, la visuale sul palco è ottima anche se avrò un equilibrio precario causa sistemazione sugli scalini. La prima cosa che si nota è la quantità ragguardevole di gnocca, verrebbe da guardare più gli spalti che il palco.
I Sub iniziano con parecchia carica, anche se Samuel sembra un po' appannato con la voce. In basso vedo pogo selvaggio dalla prima all'ultima fila e gioisco della mia postazione sulle gradinate, non c'ho più il fisico per certe cose.
Rispetto agli standard dei loro concerti siamo sotto la media e andremo in calando, Samuel si perde nel testo di Aurora Sogna e le canzoni nuove vengono proposte con alterno riscontro, anche se acquistano un po' più di tiro live. L'odore, Abitudine e Ratto ricevono una buona accoglienza, le altre non entusiasmano per nulla. Dal vivo Gasoline rende un po' meglio, ma continua a non piacere. La versione acustica di Sole Silenzioso ha un po' rotto le palle, reggono bene tutti gli altri vecchi pezzi.
Alla fine si va avanti tra alti e bassi per due orette, ma la sensazione mia e di altri è che non sia stato uno spettacolo all'altezza della loro fama. Diamo l'attenuante che era la loro prima data e che fossero un po' arrugginiti, resta il fatto che per la prima volta (su 7 o 8, ormai ho perso il conto) esco da un loro concerto poco soddisfatto.




mercoledì, aprile 27, 2005
 

21 EURI BUTTATI

Già ne avevo buttati 21 per l'album del Boosta, una cosa a tratti inascoltabile.
Volevo attendere ancora un po' a recensire Terrestre dei Subsonica, ma proprio non ce la faccio, è più forte di me. Al terzo ascolto già non lo sopporto. Prima che uscisse si parlava di una svolta rock per il quarto album, ma non credo che una Gibson Diavoletto doppio manico e un po' di valium per il Boosta sia sufficiente. L'unico pezzo che mi piace è Ratto, pur con un testo a volte banale, ma questa è una costante di tutto l'album. Musicalmente il resto è un'accozzaglia di citazioni buttate lì, qualche buona idea, ma dai Subsonica mi aspettavo decisamente di più. Tutti i giornalisti pronti a incensare l'assolo di batteria di Gasoline, io dopo le prime battute ho già un'orchite da guinness, l'assolo più stitico che abbia mai sentito, una mortificazione per quel fenomeno del Ninja. Spero che dal vivo le canzoni abbiano un altro tiro, anche perchè il biglietto per Pordenone l'ho già comprato.
Magari fra un mese, al 30esimo ascolto, quest'album comincerà a piacermi e mi rimangerò tutto, mi sono fatto piacere perfino Controllo Del Livello Di Rombo, il live più asettico della storia. Il confronto con i primi tre resta però impietoso.
Sono curioso di sapere l'opinione di qualcun altro in proposito. Io intanto torno ad ascoltare Nicotina Groove e Preso Blu.




mercoledì, marzo 30, 2005
 

TORNANO I SUBSONICA

Ad un primo ascolto il nuovo singolo dei Subsonica, Abitudine, non è affatto male. Sembra che il buon Max Casacci abbia riattaccato il distorsore e messo a cuccia il giullare delle tastiere. Tutti felici, il Boosta avrà più liberta di dimenarsi durante i concerti per la gioia delle zoccolette in prima fila e chi va ad acoltarli potrà gustarsi un po' di sana chitarra rock. Comunque bisognerà ascoltare tutto l'album e vederli dal vivo: Pordenone 5 maggio per iniziare.




venerdì, marzo 25, 2005
 

AFTERHOURS AL NEWAGE

Ieri è iniziata la stagione dei concerti con un notevole spettacolo da parte degli Afterhours al New Age di Roncade. Visto che stasera replicano consiglio chi può di andarseli a vedere. Pur suonando soprattutto canzoni nuove sono riusciti a fare un concerto energico e coinvolgente. Anzi, credo che Agnelli ci abbia dato dentro anche perchè stimolato dalla positiva risposta del pubblico ai nuovi pezzi. Unica pecca, durata un po' breve per i loro standard, ma all'inizio del tour gli si può perdonare qualcosa. Ora aspetto che la Coinquilina vada a comprarsi il disco per ascoltarmelo per bene.

p.s. Peccato non essere riuscito ad approfondire la conoscenza con la biondina rasta che stava di fianco a me, ma sono vecchio e stanco per queste cose.




venerdì, marzo 11, 2005
 

SURVIVOR - CHUCK PALAHNIUK

Questo è un gran bel libro, di quelli che piacciono a me. Se il giudizio su Palahniuk era rimasto sospeso dopo la lettura di Fight Club, ora non può che essere definitivamente positivo. La struttura del racconto e le piccole trovate che arricchiscono il libro (vedi la numerazione alla rovescia di pagine e capitoli, o l'idea del dirottamento suicida) mantengono viva l'attenzione anche di un lettore pigro come me. La critica alla società contemporanea viene portata avanti con argomenti non banali. Tuttavia è nella scelta degli episodi e dei personaggi che Palahniuk ha il suo punto di forza, nel far emergere soggetti ai confini dell'assurdo (come Fertility) o della caricatura (vedi l'agente di Tender Branson). Una cosa che mi ha particolarmente colpito è quella nera ineluttabilità del destino che sembra accumunare Tender Branson e il Patrick Bateman di American Psycho, una carica di disperazione che è la cifra di ambedue i personaggi. E alla fine anche il modo di raccontare dell'autore non è distante da quello di Ellis.
Tirando le somme un libro da leggere tutto d'un fiato (non come ho fatto io che l'ho lasciato a metà per troppo tempo), un'opera di un certo tipo di letteratura americana che proprio nella critica alla società occidentale mette le sue fondamenta per poi dipanare un racconto godibile sotto mille crudi aspetti.
Da segnalare, per chi volesse approfondire, questo sito.




giovedì, marzo 03, 2005
 

KILL BILL VOL.2

Con un giorno di ritardo rispetto al previsto, ma con ancora vive nella mente le immagini del Vol.1, il magnanimo Luke mi ha offerto la visione di Kill bill Vol.2 presso la sua dimora dotata di impianto DVD come dio comanda. E l'invito è cascato a fagiolo, visto che un'altra serata sanremese non l'avrei retta senza essere supportato da una sufficiente quantità d'alcol.
Ma torniamo all'opera tarantiniana. Non molto da aggiungere rispetto al Vol.1, anche perchè le due pellicole andrebbero viste una di seguito all'altra (come sostenuto da sempre dal buon Luke), cosa a cui sottoporrò la Coinquilina quanto prima. La storia continua ad essere l'elemento meno importante, mentre i dettagli e le citazioni si infittiscono. Si rivede la iena Michael Madsen, sempre grande nel ruolo di killer calmo, psicolabile e sanguinario. Il duello nella roulotte ha un epilogo che più pulp non si potrebbe, i dialoghi sono sempre assurdi ed eccezionali, in particolare nel finale.
Alla fine ci riguardiamo anche la parte di Pulp Fiction in cui Vincent e Mia, al Jack Rabbit Slim, parlano del pilota girato dalla signora Wallace. Evidente che Tarantino pensasse a Kill Bill già da allora, lo dice anche Uma Thurman in un'intervista. Un'opera quindi che ha avuto una decade di gestazione, ma è valsa la pena aspettare tanto.




martedì, marzo 01, 2005
 

KILL BILL VOL.1

Questo più che una recensione è un post di scuse.
Dopo un anno che Luke insiste sul fatto che un tarantiniano come me dovrebbe vedere Kill Bill vol. 1, ieri finalmente ho colmato questa lacuna. E come aveva previsto sono rimasto entusiasta di un film che ha tutto ciò che ci si aspetta da Tarantino, un vero pulp d'autore. Questo pazzoide di un regista riesce a tirar fuori, da una storia che sulla carta potrebbe sembrare banale, un filmone. Tutti i dettagli, la musica, le inquadrature, il montaggio, la fotografia concorrono a far diventare un capolavoro un soggetto che in mano ad un altro regista sarebbe diventato un fumettone di nessun spessore (vedi Dal Tramonto All'Alba). Nel cast solo Lucy Liu non mi ha impressionato particolarmente, anche se a lei posso perdonare quasi tutto. Mentre la Thurman si conferma una musa ineguagliabile. Citazione d'obbligo per la colonna sonora, molto più varia e complessa rispetto alle Iene o a Pulp Fiction.
Mi prostro ai piedi del buon Luke e prometto solennemente di dar retta ai suoi consigli cinematografici mettendo da parte la mia recente apatia per il grande schermo. E se stasera non mi presta il Vol.2 mi riguardo il Vol.1




martedì, gennaio 25, 2005
 

HO SCOPERTO DI ESSERE PAZZO

Questo libro l'ho finito da un mesetto, ma ero molto incerto se farne una "recensione ignorante" o meno, per il semplice fatto che non credo di averlo capito. Innanzitutto chi è Adolfo Margiotta, ché il nome probabilmente non dice molto: ve li ricordate Olcese e Margiotta, ai tempi della premiata ditta Guzzanti/Dandini facevano una memorabile telenovela, Chiquito e Paquito (spalmati in pizzo, Paco). Memorabile la loro canzone "Siamo due speramtozoi". Ora mi sa che lavorano divisi, Margiotta recentemente ha fatto la parodia di Ghezzi nella nuova edizione di Ciro su Italia1.
Il libro, detto in estrema sintesi, è un racconto parecchio allucinato di un uomo alla ricerca di se stesso. Privo di capitoli e con repentini cambi di argomenti e ritmo, regala qualche pagina piacevole e divertente, ma spesso si incancrenisce su certi episodi folli che alla lunga stancano. Questo ritmo incostante vuole forse rappresentare iol vissuto personale del protagonista, ma a un lettore superficiale come me queste finezze fanno venire solo un gran sonno. I racconti da teatro dell'assurdo degli episodi in cui il protagonista si trova ad incespicare diventano un po' noiosi e la vis comica di Margiotta è riuscita raramente a ridestarmi dal mio torpore, soprattutto nella seconda metà.
Sono giunto alla conclusione che ci sia qualcosa di autobiografico in quest'opera, anche se i motivi che mi portano a pensarlo sono piuttosto confusi, è una sensazione che si ha leggendolo.
Alla fine credo che il nostro abbia affrontato la scrittura in modo un po' troppo ambizioso, onore comunque al fatto che non sia il solito libro con la summa delle battute di un comico (Zelig ce l'ha fatto veramente a fette).
Giudizio finale: non farlo più Paco.

P.S.: Se passasse di qua qualcuno di quelli che il libro me l'han regalato, sappia che è stato comunque un dono apprrezzato, come ogni libro in fin dei conti.




sabato, dicembre 11, 2004
 

FUNZIONE TERAPEUTICA DI UN CONCERTO ROCK (E DI DUE MCFARLAND MEDIE)

Ieri pomeriggio stavo perdendo le speranze di godermi il concerto dei Twilight Singers, dilaniato com'ero da un dolore alla bocca di origine ignota (probabilmetente nervosa). Ma la Coinquilina aveva già preso i biglietti in prevendita e buttar via 15 euro sembrava brutto. Così alle 21.00 ci si avvia poco baldanzosi verso il New Age, dato il mio doloroso nervosismo.
Si aspetta al freddo, poi dentro al caldo e intanto parte la prima birra da mezzo.
Di supporto ci sono i Lombroso, band formata da Dario Ciffo (violinista degli Afterhours) alla chitarra e voce e da Agostino Nascimbeni (ex batterista di Morgan) alla batteria, un personaggio che sembra uscito dagli anni 70 e che picchia sulla batteria più di un fabbro. E infatti nelle prime due canzoni si vedono pezzi di batteria volare da tutte le parti. Tutto molto piacevole, molto rock e come tecnica dovrebbero andare a dare qualche ripetizione agli osannati White Stripes. Insomma la prima dose di anestetico gengivale mi è stata somministrata.
A mezzanotte, come delle Cenerentole al contrario, arrivano i Twilight Singers, l'entusiasmo va alle stelle, perfino la presenza di Manuel Agnelli come special guest alle tastiere passa in secondo piano. Il protagonista assoluto, dall'inizio alla fine, è un immenso (in tutti i sensi) Greg Dulli e la sua voce. E da un tipo che si presenta con un'asta del microfono dotata di posacenere e portabicchiere ci si deve attendere un grande spettacolo. La maggior parte della gente è lì probabilmente perchè conosceva i vecchi Afghan Whigs, ma tutti godono della grandiosa vena rock di Dulli anche nelle nuove canzoni. Pezzi come Love Supreme, Teenage Wristband e Martin Eden. Poi se il caro vecchio Greg tira fuori dal cilindro pezzi come If I were going la gente impazzisce, anche se tra il pubblico c'è sempre un paio di stronzi che scassano le palle. Ma niente può rovinare questa grandiosa ora e mezza di rock viscerale che si conclude con una Faded (sotto il testo) che regala orgasmi multipli a spettatori di qualunque sesso. Nessun bis, non ce n'è bisogno, la dose di anestetico ai miei dolori e a tanti altri è stata somministrata per stasera, tutti felici, oggi si rispolverano i CD degli Afghan Whigs sperando che personaggi del genere continuino a calcare il palco e a ricordarci che suono ha la vera musica.

Faded - Afghan Whigs

You can believe in me, baby
can I believe in you?
What you don't know can hurt you, child
all the things a mind can do to you

If I go bad
from time to time
love to love
but love is not
my only crime
bathe the path
shine the light
better get your ass up on the mountain, baby
I'll take you up tonight

Faded
this I feel
behind the blue clouds
I remain concealed
lord, lift me out of the night
come on, look down
and see the mess I'm in tonight

You can believe in me, baby
can I believe in you?
I wish I could remember what you said
when I said
enough

You said
good boy... bad boy... killjoy...
get your ass over here, boy
and since I know
myself so well
don't breathe a word
don't you ever tell

Faded
this I feel
behind the blue clouds
I remain concealed
lord, lift me out of the night
come on, look down
and see the mess I'm in tonight

You can believe in me, baby
can I believe in you?
that secret's gonna kill you in the end, baby
it's gonna kill you

Faded
this I feel
behind the blue clouds
I remain concealed
lord, lift me out of the night
yeah, yeah, yeah























































domenica, novembre 21, 2004
 

UNA COVER BAND UMILE

Nonostante dei presupposti benevoli ho passato un sabato sera in cui il mio livello di acidità mi ha fatto arrivare a pH1, non accadeva da tempo. Con la Coinquilina e altri amici si decide di andare a sentire un vecchio-giovane amico che suona rock-blues strumentale in un gruppo e poi una cover band degli U2.
I Woody Woodpecker suonano bene, come al solito, non è il mio genere ma sono decisamente bravi. Un suono godibile e una tecnica notevole vista la giovane età dei componenti. Grande Massimo .
Poi arrivano gli Acrobat, notevoli anche loro, sia i musicisti sia il cantante che riesce ad imitare la voce di Bono molto bene. Ma dopo due o tre canzoni si scatena l'incoscienza. Il cantante inizia ad incitare il pubblico, finora freddino ma non stizzito, a partecipare maggiormente, manco fosse a San Siro con i Pearl Jam com band di apertura. La cosa va avanti per un po' trasformando un bel concerto in una palla mostruosa. Il front man si immedesima talmente nella parte di Bono da non rendersi conto di trovarsi in un palazzaetto dello sport di provincia semivuoto, le canzoni si dilatano del 50% e iniziano anche le prime stecche, dato che il soggetto è troppo impegnato a dimostrarsi uomo da palco e carismatico trascinatore di folle oceaniche. Lo sostiene un gruppetto di insopportabili cattocomunisti impegnati nel sociale (giudizio del tutto gratuito dettato dal mio pH) che si lanciano in balli e dimostrazioni d'amicizia gratuita. Ci mancava poco che facessero stage diving atterrando sul nudo terreno dato il numero di astanti. I discorsi tra una cazone e l'altra si allungano a dismisura, roba che perfino Ligabue se la sogna. Quando l'irritazione da parte mia e dei miei amici raggiunge livelli parossistici decidiamo di abbandonare tutto per rifugiarci nel solito pub.
Un vero peccato, perchè sta gente è brava davvero, ma cazzo, imparare a volare un po' basso fa così schifo?








domenica, novembre 07, 2004
 

NEGRAMARO

Ieri sera concerto al NewAge dei Negramaro. Bella compagnia per andarci, il nucleo storico. Gente ce n'era veramente poca, una cinquantina di persone credo ed è un peccato perchè, nonostante la soltia pessima acustica del locale, la band ha sfoggiato un concerto veramente carico. Mi sono addirittura stupito di quanto abbiano randellato gli strumenti, me li aspettavo molto più tranquilli. Tecnicamente molto bravi e con un cantante, Giuliano Sangiorgi, con una voce potente e flessibile. Avrebbero sicuramente reso di più in uno spazio aperto. Consigliato ai rockettari che apprezzano chi sa suonare.





sabato, novembre 06, 2004
 

BOWLING FOR COLUMBINE

Finalmente un'opera di Moore che ho apprezzato. Un bel documentario, magari a volte un po' frammentato, ma che copre bene uno dei grandi problemi della civiltà americana oggi: l'uso e il possesso di armi da fuoco. L'argomento viene sviscerato a dovere e, pur essendo chiaro da che parte sta Moore, il regista non perde di vista che il film dev'essere innanzitutto un documentario. Addirittura incredibile l'intervista a uno storditissimo Charlton Heston, che ci fa una figura barbina, e il blitz alla sede centrale della K-Mart. Oltremodo significativo il parallelo tracciato tra popolazione canadese e statunitense. Contrariamente a Farehneit 9/11 la tecnica e i tempi sembrano molto più curati, insomma pare che si sia preso il tempo necessario mentre Farehneit sembrava fatto uscire in fretta e furia per poter incidere sulla lunghissima campagna elettorale (con risultati piuttosto scarsi). L'Oscar sembra meritato anche in virtù del fatto che, contrariamente a Cannes, non è stato premiato come miglior film in assoluto. Insomma un bello spaccato degli USA che ci dà pienamente il senso della deriva verso cui il popolo americano sta andando. Speriamo che il resto del mondo occidentale imbocchi con decisione una strada diversa.


postato da bret | 09:59 |